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“Decalogo antifragilità educativa per genitori” di Daniele Novara

1 Liberarsi dall’ansia da prestazione

I genitori perfetti non esistono, quindi inutile angosciarsi: quelli che si sentono tali rischiano di fare più danni in assoluto. Ciò che ciascuno di noi può invece fare è cercare di migliorarsi e per farlo può soprattutto concentrarsi sul fronte dell’organizzazione: educare bene i figli, infatti, è sostanzialmente un fatto organizzativo.

2 Tenere vivo il dialogo con l’altro genitore

Oggi si assiste a una strana tendenza: parlare tantissimo, troppo, con i figli e pochissimo con il marito o la moglie. Al contrario, quando si diventa genitori il dialogo nella coppia dovrebbe intensificarsi, non diminuire. È parlando che si possono prendere le giuste decisioni, stabilire le regole educative condivise.

3 Dare (insieme) le giuste regole

Una regola non andrebbe mai data da un solo genitore (in genere la mamma) perché questo può creare equivoci. Per esempio il bambino può credere che quella regola non valga con l’altro genitore, che non ci sia accordo e che ci sia margine per ribellarsi o fingere di non aver capito.

4 Essere concreti

Fino agli 11-12 anni i bambini hanno bisogno di chiarezza, sono individui molto concreti, non hanno bisogno di fiumi di parole e spiegazioni sul perché e il percome si deve andare a dormire alle 9 o il gelato prima di cena non va bene. A un bambino non interessano le spiegazioni.

5 Favorire le esperienze sensoriali

Una buona educazione passa anche dalla gestione della dimensione digitale che deve essere centellinata e rimandata all’età giusta. Lo sviluppo cogntivo di un bambino, infatti, ha soprattutto bisogno di esperienze sensoriali, tattili, olfattive, uditive e così via. Esperienze che può fare nella natura, giocando con i compagni, ma anche leggendo un libro.

6 Non urlare

Urlare non serve a nulla se non a dimostrare tutta la fragilità emotiva dell’adulto. Un genitore organizzato, anche nell’inevitabile momento critico, non alza la voce e non ricorre alla violenza o ai castighi.

7 Uscire dal mito dell’ascolto

Una lamentela ricorrente di tante mamme? “Mio figlio non mi ascolta mai!” Invece l’idea dell’ascolto non ha a che fare con l’organizzazione. A mamma e papà non deve importare di essere ascoltati o ringraziati dai figli, ma solo che questi facciano la cosa giusta, da lavarsi le mani prima di cena a spegnere il telefonino prima di andare a dormire. I figli ci chiedono di essere pratici, non di sentirsi ripetere mille volte la stessa cosa.

8 Non chiedere il suo parere

A un bambino non si chiede “a che ora vuoi andare a dormire?”, “cosa vuoi mangiare per cena?”, “Quando ti va di fare i compiti?” come se fosse un adulto in miniatura. Il primo a non volerlo è il bambino stesso, che ha bisogno di regole, non di prendere decisioni al posto di mamma e papà.

9 Accompagnarlo all’autonomia

Un altro punto critico? La preparazione dello zaino che, in molte famiglie, diventa un esercizio di stile, ordine e organizzazione per fare bella figura con le maestre. Peccato che, se lo zaino lo fa la mamma, il bambino non diventerà mai utonomo nell’organizzazione del suo impegno scolastico. E avrà sempre bisogno di aiuto. Stesso discorso per i compiti, che sono affare esclusivo dei figli non della mamma, del papà o dei nonni: gli adulti devono creare le condizioni di tranquillità e ordine affinché il bambino possa lavorare tranquillo, ma non sedersi accanto a lui o, peggio, sostituirsi.

10 Liberare gli adolescenti dal controllo

Man mano che crescono i ragazzini si vogliono smarcare dal controllo materno e hanno bisogno della figura paterna che, senza accudirli, faccia da sponda negoziando gli orari, la paghetta o le uscite, creando la giusta resistenza che permetta allo stesso tempo al figlio di fare i primi passi fuori dal nido.

 

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“ Lessico amoroso” di Recalcati. Spigolature

  • “È necessario che la vita dei nostri figli conosca l’amore per potersi accendere, per poter rimanere viva”
  • “ L’analfabetismo amoroso è il risultato del venir meno della dimensione del segreto e del mistero che dovrebbe invece accompagnare la vita amorosa. Una delle illusioni più atroci del nostro tempo è che tutto sia accessibile senza sforzo: il sesso, l’amore, il desiderio… Ma non è così. Solo se si impara l’esistenza dell’inaccessibile si può imparare davvero la lingua singolare dell’amore. Il senso profondo della preghiera prepara all’amore meglio di qualunque educazione sessuale.”
  • Esistono due sintomi pericolosi: Il primo:  tutto è liquido, nulla può durare nel tempo, ogni cosa è destinata a una precarietà irrisolvibile. Il secondo è quello nostalgico: restaurare la solidità della figura genitoriale ereditata dal patriarcato. Il nostro tempo non è più il tempo dove la parola del padre chiudeva ogni discorso. Questa erosione dell’autorevolezza non è solo un motivo deprimente  ma anche una grande opportunità. Ogni lessico amoroso implica, infatti, un rapporto di amicizia con la fragilità e la mancanza, con l’erosione dell’identità. Per parlare d’amore bisogna non avere paura della mancanza. Quando amiamo siamo scoperti nella nostra vulnerabilità. Una vita non è pienamente matura quando è indipendente, ma solo quando sa riconoscere che senza la presenza dell’altro, dell’amore, è nulla”.
  • Il mio lessico si muove in direzione contraria allo spirito del nostro tempo. Non rinuncia alla promessa che ogni incontro d’amore porta con sé: trasformare la casualità dell’incontro in un destino. Ogni amore vuole infatti ripetere la gioia del primo incontro infinitamente. Il Vangelo insegna alla psicoanalisi il valore insostituibile della fede. È la fede che salva. È la fede che nutre la forza del desiderio senza la quale la vita appassisce. La psicoanalisi riprende questa idea di fondo del desiderio animato dalla fede: l’inconscio è infatti, diversamente da quel che comunemente si pensa, il luogo di una luce e non delle tenebre del sottosuolo. Senza questa esperienza della luce che nutre il desiderio la vita si spegne e muore”
  • I giovani non hanno bisogno di dialogare con gli adulti, ma di dialogare tra loro. Hanno però un profondo bisogno di maestri e di testimoni. Un maestro è un testimone. Il modo migliore per far circolare la virtù erotica dell’amore è l’atto stesso dell’amare. È l’amare che fonda l’amore e non il contrario. Lo stesso accade col sapere: il miglior modo per trasmettere un sapere vivo e la vitalità di chi lo insegna. Lo stesso accade per il senso della Legge: il miglior modo per inscrivere la il senso della Legge nel cuore dei nostri figli è che gli adulti che li circondano siano loro stessi in grado di testimoniare attraverso la loro vita che può ancora esistere un senso umano della Legge”
  • “Non si ama l’omologo, l’amore è per qualcuno che è “straniero”. Una società che sperimenta l’odio per il diverso è una società che ha smarrito l’Abc dell’amore. Il lessico amoroso ci impone di rinunciare innanzitutto alla nostra lingua, al monolinguismo della lingua familiare, ci impone di abbandonare la nostra identità. L’amore è un gesto di disarmo. Esso ci impone sempre di parlare la lingua dell’altro, di imparare un’altra lingua, una lingua differente dalla nostra. L’amore non è mai amore per l’eguale ma per il prossimo in quanto figura dell’alterità. Amo mio figlio non perché mi rassomiglia, ma perché è vita differente, difforme dalla mia. Quando dichiaro l’amore a qualcuno, quando dico “ti amo”, dichiaro di amare nell’altro proprio quello che non so capire, che mi sfugge, il segreto inaccessibile della sua vita. Per questo si ama innanzitutto la libertà dell’altro. È la meraviglia dell’amore: amare l’assoluta libertà della lingua dell’altro”.

 

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Il percorso Emotivo della paternità-da uomo a padre

E’ il tempo dei nuovi padri: chi sono?

“Sono quelli che mettono al mondo un figlio desiderosi di essere presenti nella sua vita; quelli che vogliono diventare uomini migliori grazie alla paternità; quelli che sanno essere disponibili e coinvolti e così facendo sostengono la crescita dei loro figli in modo autorevole e affettuoso.  I «papà millennial» pensano ai propri figli e vivono loro accanto in modo completamente differente rispetto ai padri da cui sono nati. Non più solo «padri della legge», ma anche padri emotivi, affettivi, teneri, sensibili. Non più solo padri preoccupati di dare sicurezza, norme e protezione ai figli, attraverso il proprio lavoro, ma anche profondamente convinti del loro ruolo affettivo e educativo”.