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GIORNATA MONDIALE DEI DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ ADOLESCENZA 2018 “Il diritto di avere diritti”: un monito per il mondo adulto

Anche quest’anno- il 20 novembre-  la scuola dell’infanzia ha festeggiato la giornata mondiale dei diritti dell’Infanzia – a ricordo della Convenzione, ricca di ben 54 articoli , approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel novembre 1989  e  ratificata dall’Italia nel maggio 1991. Questa celebrazione si è espressa in due significativi momenti:  il primo ritagliato ad hoc per i bambini iscritti e frequentanti la scuola , il secondo – pensato per  genitori, educatori, insegnanti – sulle tematiche adolescenziali. Canti e danze hanno permesso ai bambini di gioire insieme ai personaggi a loro  noti e particolarmente cari- Pipi Calzelunghe, Capitan uncino con i suoi fedeli pirati da una parte e dall’altra Peter Pan, con il cane Nana  di Wendy, le Principesse  Cenerentola  e Raperonzolo : l’entusiasmo ha raggiunto  l’acme, nel momento del pranzo condiviso con il piazzo più atteso ed osannato, la tradizionale e sempre desiderata e sospirata pizza. In questa occasione anche i superpiccoli- la sezione primavera- hanno voluto resistere al richiamo di morfeo per stare insieme, anche in palestra, per giocare, saltare ballare, divertirsi. Agli Amici dell’Infanzia un grazie per l’entusiasmo e la gioia trasmessa ai bambini e per la sorprendente capacità degli attori e delle attrici di colpire la cuore questi piccoli. Certamente la giornata- per tutti – è stata un richiamo a riflettere  – nell’ instabile e problematico mondo odierno-  sulle urgenze non procrastinabili  e a rileggere – sinteticamente-l’ interessante decalogo, qui  riproposto-  oggetto di riflessione per  tutte le agenzie educative (scuola, famiglia, società civile, associazioni) :

1.Ogni bambino deve essere amato e curato

2.Ogni bambino deve essere protetto dalla violenza

3.Ogni bambino che non possa stare in famiglia deve essere affidato a qualcuno che si prenda cura di lui

4.Ogni bambino ha diritto di essere sempre aiutato e protetto

5.Ogni bambino ha diritto al gioco e al tempo libero

6.Ogni  bambino ha diritto di sviluppare le proprie capacità e attitudini

7.Ogni bambino ha diritto all’ istruzione

8.Ogni bambino ha diritto ad avere cibo nutriente e acqua pulita

9.Ogni bambino ha il diritto di avere amici

10.Ogni bambino ha diritto ad avere un nome, la nazionalità e avere l’affetto dei genitori.

Sull’ importanza di genitori autorevoli , per dare un sostegno agli “Adolescenti e sfrontati e fragili”

ha centrato la sua articolata analisi Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, nella serata appositamente organizzata di venerdì 23 novembre. Di seguito alcuni stralci del suo dire:  “Gli adolescenti di oggi sono nati e cresciuti in un ambiente molto diverso da quello della mia generazione. I cambiamenti sono stati tanti e non possiamo non tenerne conto quando pensiamo a loro e al modo in cui fanno fronte ai compiti evolutivi propri di questa età. La mentalizzazione del corpo puberale, il processo di separazione e individuazione dai genitori, la formazione di un proprio sistema di valori, la nascita come soggetto sociale avvengono all’interno di un contesto relazionale e sociale del tutto modificato. Si pensi, per esempio, al diverso valore del matrimonio in tempi in cui si è più che consolidata la pratica del divorzio, alla possibilità di interrompere una gravidanza, alla progressiva trasformazione della maniera di guardare e vivere l’omosessualità, all’affermarsi delle tecniche di procreazione assistita. Per non parlare delle ricadute sul modo di elaborare mentalmente la propria identità di genere maschile e femminile, determinate dalla possibilità di disgiungere la procreazione dall’atto sessuale: una novità assoluta nella storia dell’umanità, la cui rilevanza sull’attuale generazione di adolescenti e su quelle future non mi sembra sia ancora stata abbastanza sottolineata. Altro che l’invenzione di internet per i nativi digitali! “Sono solo alcune delle novità della società in cui viviamo, un contesto sociale dove la costruzione dell’identità individuale è più fluida, con percorsi tutt’altro che predeterminati e dunque certamente più complessi da scoprire e intraprendere. O, come è stata chiamata da altri, la società del narcisismo, dell’immagine, della visibilità, della popolarità a tutti i costi, dominata dall’«egòfono» e popolata dai «digitambuli» vittime della «sindrome dello sguardo basso». “Oggi, in effetti, in tutti i luoghi frequentati, dal supermarket di moda noto per la qualità e la genuinità degli alimenti, al cinema con programmazione impegnata, e dunque non solo nei multisala dei centri commerciali, la gente si muove e cammina praticamente incurante della presenza dell’altro. Se si accende l’esigenza di parlare con il proprio amico o di osservare qualcosa, ci si ferma ingombrando il passaggio stretto, del tutto insensibili a cosa il proprio comportamento determini nell’ambiente circostante, a chi ci sta dietro.  Per ora abbiamo organizzato un’infanzia caratterizzata da questi modelli educativi: festa di Natale all’asilo, la brava maestra introduce la recita, quasi scusandosi del poco tempo a disposizione per l’allestimento e invitando i genitori a collaborare alla buona riuscita non salutando il proprio piccolo nel momento in cui entrerà in scena. Mentre parla, la quasi totalità dei presenti è indaffarata ad attivare la fotocamera dello smartphone. L’avvio dello spettacolino, nonostante fossi preparato, mi lascia comunque sgomento. Dei circa ottanta presenti, solo una decina non riprendono la recita o non scattano fotografie. Tutti gli altri, genitori, nonni e zii, non la seguono direttamente, ma la guardano filtrata dalla telecamera, impegnati a scovare il proprio bambino in uno spiraglio fotografabile per scaricare una raffica di scatti. Non mi sento certo estraneo a questo modo di crescere i bambini e ho percepito come tutti fossero comunque profondamente emozionati in un’aula resa viva dalla presenza di così tanti bimbi. Ma quello che è indiscutibile è che gli stessi bambini, di età compresa fra i tre e i cinque anni, abbiano osservato tutto e appreso qualcosa di importante. Tra dieci anni qualcuno magari scriverà un libro su di loro, criticando una generazione esageratamente narcisistica, troppo attenta all’immagine, che inonda il web di selfie provenienti dal proprio smartphone e che non si capisce perché non trascorra la quotidianità senza un dispositivo tecnologico tra le mani”. “Educare, amare, rispettare, dovere, piacere sono verbi dal significato aleatorio e soggettivo. Gli adulti del passato insegnavano ai bambini: «Prima il dovere, poi il piacere!». Prima bisognava rispettare le regole, fare i compiti scolastici e sociali prescritti dalle buone norme condivise e poi ci si poteva dedicare al divertimento, sempre in maniera piuttosto morigerata. Ora le cose sono molto cambiate. L’edonismo e il principio di piacere governano in modo più evidente ogni azione del quotidiano, il rispetto delle inclinazioni personali e dei propri desideri sovrasta le tradizioni e le stereotipate regole di buona norma del passato. L’obbligo morale prevalente non è più quello di onorare valori sociali condivisi, ma quello di far contenti se stessi e il proprio Io. Non esistono più «doveri» morali, se non quelli che spingono nella direzione della propria felicità e della realizzazione personale, e non importa se per sostenere questo principio vengono calpestati i bisogni e i desideri degli altri, attraverso filosofie di vita talvolta davvero ben costruite, articolate e blindatissime, che passano come un carro armato sopra la mente e i bisogni degli altri”

 

Da qui la problematica conclusione dello psicologo:

“Legittimare qualsiasi comportamento dei bambini è pratica assai diffusa”, che però “si accompagna a non pochi rischi educativi”, come l’incremento esponenziale della fragilità narcisistica. Quella che “siamo ormai abituati a incontrare negli adolescenti contemporanei, tanto spavaldi, sprezzanti e spregiudicati verso gli altri e all’apparenza così sicuri di sé, quanto profondamente fragili nell’animo, bisognosi di uno sguardo di ritorno carico di approvazione e riconoscimento del proprio straordinario valore. Ragazzi e ragazze particolarmente sensibili rispetto al giudizio altrui, a ciò che gli altri pensano di loro”. Si rendono indispensabili le figure genitoriali: Ma la situazione è ben diversa:  La  madre -fisicamente assente- è diventata   una “madre virtuale”, e la figura del padre è “evaporata”.  Così  davanti alle difficoltà adolescenziali “gli adulti arretrano e si rifugiano in modelli educativi propri della loro adolescenza. Ma tutto ciò, come credo sia evidente – è la tesi centrale della riflessione  di Lancini – non sta funzionando”. La difficoltà dell’adulto odierno è in definitiva quella di “individuare una modalità affettiva e relazionale” adatta a “bambini adultizzati e adolescenti infantilizzati”: “A loro, in attesa di ulteriori cambiamenti, dobbiamo offrire una relazione affettiva, uno sguardo di ritorno, un approccio più attuale, diverso da quello che ancora troppo spesso governa la nostra quotidianità”. Urge passare dalla potestas alla auctoritas.

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